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Senza il Superbonus al 110%, il 2023 rischia di diventare
l’anno zero della strategia italiana per l’efficienza energetica.

Dai numeri esposti alla presentazione del Rapporto ENEA appare evidente che senza un funzionamento a pieno regime delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, viene meno una fetta consistente dei risparmi prodotti nell’anno. Insieme ai numeri viene meno quel perno di una strategia che il Superbonus è diventato, quasi involontariamente.

È un paradosso, chiaramente, ma il Superbonus 110% è stato pensato ed è sempre stato considerato anzitutto una misura di sostegno congiunturale al settore dell’edilizia e solo in seconda battuta parte di una strategia per l’efficienza energetica. Forse lo diventerà più esplicitamente, sia pure ridimensionato, ora che lo Stato si è reso conto che il 110% era davvero troppo costoso come sostegno congiunturale. Quel che resterà del Superbonus riformato sarà anzitutto il tassello di una strategia di decarbonizzazione del patrimonio immobiliare tutta da riscrivere, o meglio, da scrivere.

Questa operazione rimane necessaria perché non si sfugge agli obiettivi fissati dalla UE per il 2030 e il 2050, come dimostra l’approvazione appena avvenuta del Repower Eu. Servirà una misura meno isolata nel contesto delle politiche energetiche. Servirà più rigore nei requisiti di efficienza energetica per accedere all’incentivo, servirà maggiore capacità di attrazione dei grandi investimenti privati e delle rigenerazioni su scala superiore al condominio, servirà uno Stato capace di controllare meglio e in tempo reale l’impatto delle sue spese, servirà una politica stabile capace di diventare una strategia di medio e lungo periodo.

Non è chiaro se qualcuno stia facendo questa riflessione, ora che si è chiusa la stagione del 110%. Per ora tutto tace. Al seminario Enea, più volte, si è tirato in ballo il nodo della carenza di dati e mettiamoci anche la poca voglia di analizzare questi dati per tradurli in politiche.